 Genere: Sparatutto Sviluppatore: Melbourne Studios Produttore: Atari Anno di uscita: 2004
In Italia, i famosi robottini che hanno invece spopolato in Giappone, non hanno avuto la stessa sorte di altri famosi brand – come i Pokèmon. Nonostante tutto, questo Transformers merita davvero di essere giocato, anche da chi non li ha mai particolarmente amati, perché è un prodotto onesto, che non eccelle quasi in nessun aspetto ma raggiunge sicuramente dei livelli che altri giochi non hanno raggiunto, e questo lo rende ancor più interessante.
Un milione di anni fa…
La storia, ben spiegata dall’ottimo manualino delle istruzioni e dall’eccellente filmato introduttivo – purtroppo non sottotitolato in italiano, a differenza del resto del gioco, ruota intorno alla battaglia tra gli Autobots e i Decepticons, rivali storici della serie, e ai Mini-cons, una sotto-razza dei Transformers costretta ad abbandonare Cybertron, pianeta dove infuria la guerra. Ormai lo scontro sta giungendo al culmine, e Optimus Prime, leader degli Autobots, non riesce a pravalere su Megatron, il rivale malvagio. Ma il destino vuole aiutare i buoni (come sempre, dopotutto): arriva un messaggio di aiuto dalla Terra, da parte dei Mini-cons. Così sia gli Autobots che i Decepticons si dirigono verso il pianeta azzurro, nella speranza di poter trovare un’arma decisiva in grado di renderli invincibili ai rispettivi nemici. Ci ritroveremo così ad affrontare, con i tre Autobots disponibili – Optimus Prime, il più forte, Hot Shot, il più veloce, e Red Alert, la via di mezzo e il personaggio da me preferito  - l’esercito di Decepticlones – scagnozzi dei Decepticons – intenti a sbarrarci la strada durante il nostro cammino.
Grafica e gameplay
Cominciamo con una breve analisi tecnica, che nella maggior parte dei casi, si rivela un elemento fondamentale affinché un gioco possa essere goduto appieno. Da questo punto di vista, Transformers si rivela un titolo davvero sbalorditivo, presentando non solo dei filmati in CG di ottima qualità, ma anche una grafica in-game, davvero curata, i cui unici difetti sono un leggero aliasing e qualche imperfezione tecnica qua e là. Gli ambienti sono di una vastità a dir poco enorme, e quasi del tutto esplorabili, anche se peccano un po’ di interattività: il primo livello, ambientato in Amazzonia, presenta uno spettacolo degno di un Far Cry, con alberi realizzati in maniera eccellente, che si spostano realisticamente con il vento, così come l’erba, mentre l’acqua, che da ferma è di ottima fattura, pecca un po’ in realizzazione durante i movimenti, un po’ semplicistica, ma niente di preoccupante. Anche i modelli poligonali dei vari personaggi è davvero ammirevole, con texture eccellenti che ricreano verosimilmente le superfici metalliche dei Transformers, un numero di poligoni molto alto e delle animazioni fluidissime, grazie anche ai sessanta fotogrammi per secondo fissi, con qualche eccezionale calo a cinquanta durante le fasi con più elementi su schermo – e alcune di queste hanno un che di epico, come, ad esempio, l’avanzata dei Decepticlones davanti al tempio in un altro livello ambientato in Amazzonia. Anche il level design risulta di buon livello, e in grado di non stancare mai. Il gameplay da sparatutto è invero abbastanza semplice e allo stesso tempo complesso: se all’inizio, il gioco può sembrare facile per poca forza dei nemici e per la mancanza dei vari upgrade che danno un tocco abbastanza ruolistico, poi la crescente difficoltà, unità ad ottima intelligenza artificiale avversaria, e l’aumento degli upgrade da scegliere renderanno il tutto ben più difficile che all’inizio, anche alle difficoltà più basse. Niente di impossibile, naturalmente: basta fare un bel po’ di pratica per togliere di mezzo la difficoltà generale, e per gli upgrade, che consistono nei vari Minicons e possono essere assegnati ai quattro tasti dorsali, tra i quali R1 è l’arma primaria e L1 il salto, basta trovare dei settaggi che facciano al caso nostro. Ma in che cosa consistono gli upgrade? All’inizio avremo a disposizione soltanto il blaster e il salto, come detto prima, ma poi potremo potenziare il blaster con un Minicon apposito, così come per il salto, che potrà essere potenziato o potranno essere aggiunte delle ali da planata, mentre ai tasti R2 ed L2 potremo assegnare dei razzi o degli scudi – il tasto R2 infatti consiste nell’arma secondaria e L2 serve per i potenziamenti difensivi. Ogni Minicon ha una sua funzione e un suo determinato tasto, oltre ad un colore: se si equipaggiano Minicons di colori uguali, si potranno avere vari potenziamenti come l’aumento della barra della vita o l’aumento di alcune abilità. Una di queste, affidata al tasto quadrato e disponibile solo dal secondo livello, è una sorta di Bullet-Time alla Max Payne, durante il quale il nostro Minicon di appoggio, uno a parte che non potrà essere utilizzato come potenziamento, che varia da personaggio a personaggio, si unirà all’Autobots e lo renderà temporaneamente più forte. Una nota negativa sta nel fatto che questo potenziamento diminuisce la nostra energia, al contrario di quanto accade in Max Payne, in cui ha una barra apposita, e lo rende leggermente inutilizzabile quando in realtà servirebbe di più, ovvero quando si è a corto di energia. Ma trovando il giusto equilibro e utilizzandolo preventivamente, per poi recuperare energia sconfiggendo nemici, si può eliminare anche questo difetto. Davvero esaltanti gli scontri con i boss, che richiederanno molta strategia e abilità; da notare anche la possibilità di trasformarsi in qualunque momento in veicolo, per scappare o investire i nemici causando dei modesti danni, soprattutto a quelli di dimensioni minori, e quella di passare da prima a terza persona – chiamata “modalità Ricognizione” – più lenta ma più precisa. Oltre ai Minicons, ci saranno anche i Data-cons, che serviranno per sbloccare extra nel menu apposito, tra cui succosi filmati, fumetti, immagini, spot pubblicitari e foto dei modellini giocattolo. Un incentivo in più per la longevità.
Sonoro e longevità
Il comparto sonoro svolge il suo lavoro senza infamia e con qualche lode: il doppiaggio risulta molto buono, anche se le voci non sono le solite “robotiche” ma normalissime voci “umane”, mentre gli effetti sonori sono ben realizzati – ottimo quello delle trasformazioni in veicolo – e le musiche sono d’accompagnamento – eccellente il tema principale. La longevità è forse l’aspetto in cui Transformers perde di più: otto livelli della storia principale, abbastanza lunghi e impegnativi, con la possibilità di rigiocarne sette – quello finale purtroppo no – per trovare tutti i Data-cons e i Mini-cons. L’assenza di una storia dalla parte dei Decepticons e del multiplayer penalizzano un po’ il voto finale, ma, in fin dei conti, l’esperienza globale risulta duratura e abbastanza coinvolgente, soprattutto per gli amanti dei Transformers e degli sparatutto.
In conclusione, si può dire che Transformers è un ottimo gioco, forse non un capolavoro, per alcuni difetti che lo rendono imperfetto, ma sicuramente un acquisto sicuro per gli amanti del genere e del brand.
Grafica 8.5 – Sonoro 8 – Gameplay – 8 – Longevità 7.5 – Voto Globale - 8  Optimus Prime in tutto il suo robottoso splendore. Anche i Decepticlones non sono male. Il Bullet Time alla Max Payne in azione, in una nevosa e suggestiva ambientazione antartica.  Uno scorcio della lussureggiante foresta del primo livello. |
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