Genere: Action – Stealth. Sviluppatore: Ubisoft Produttore: Ubisoft Anno di uscita: 2006
L’ultimo Splinter Cell che appare sull’ormai leggendario monolite nero di casa Sony, è forse l’unico preso seriamente in considerazione dalla Ubisoft: la cura riposta in questo capitolo, infatti, è ben superiore a quella riposta ai capitoli precedenti su PS2, che, al confronto con quelli apparsi su PC e Xbox, risultavano inferiori talvolta non solo dal punto di vista grafico – come successo per Chaos Theory – rimanendo comunque degli ottimi titoli. Stavolta, questo Double Agent risulta anche più interessante delle controparti next-gen, uscite su Xbox 360, PS3 e PC, avendo non solo una maggior cura nell’impianto narrativo, ma nella realizzazione generale. Un Sam Fisher che cambia volto La trama, non particolarmente collegata ai precedenti episodi, si rivela essere più matura e più incentrata sulla personalità di Sam Fisher, grazie anche ad un’interessante aggiunta nel gameplay: il doppio gioco. Nonostante la trama non subisca variazioni di rilievo con questa aggiunta, la doppia personalità di Sam Fisher è interessante da osservare, e con essa, lo svolgersi di una trama appassionante e ben congegnata, come ci si aspetterebbe da uno scrittore del calibro di Tom Clancy. Non vi svelo niente perché già dall’inizio si osserveranno dei particolari risvolti e alcuni colpi di scena, ma vi dico solo che si vedrà un Sam Fisher diverso, più brutale del solito, ma con il carisma di sempre, che dovrà infiltrarsi in un’organizzazione terroristica senza però far perdere la sua fiducia nei confronti di Third Echelon, l’organizzazione per cui Sam lavora. Grafica e gameplay A differenza del terzo episodio, dal punto di vista grafico, possiamo vedere una conversione da Xbox a PS2 veramente eccellente: sebbene la differenza tra le due versioni si noti, e talvolta si possano notare dei leggeri cali di frame rate – ininfluenti, anche grazie al lento scorrere dell’azione – il risultato che si può vedere è piuttosto simile a quello che tempo fa si poteva ammirare su PC con Pandora Tomorrow – che per girare aveva bisogno come minimo di un hardware ben tre volte più potente della PS2, quindi il lavoro svolto è più che soddisfacente. Oltre all’assenza di particolari bug o difetti, si possono ammirare delle ottime texture, delle perfette animazioni, di modelli poligoni abbastanza solidi e un’ottima ricostruzione degli scenari che andremo a visitare. Ottimi gli effetti di luce e le ombre, queste ultime talvolta assenti, ma di certo questo non inficerà sull’aspetto visivo globale. Buoni i filmati in CG, davvero ben realizzati e piacevoli da vedere, meno i filmati con grafica in-game, che sebbene non siano precaricati, a volte sono troppo “statici”: capiterà di vedere delle ottime espressioni facciali associate a una completa staticità delle altri parti del corpo. Anche qui, niente di particolarmente preoccupante. Passiamo al gameplay: come nei canoni della saga, dovremo muoverci furtivamente e senza farci vedere dai nostri avversari, per poter raggiungere un particolare obiettivo. L’impostazione stealth è quindi rimasta invariata rispetto al precedente capitolo, e le innovazioni sono pressoché nulle, senza contare l’aggiunta del doppiogioco, che poteva essere gestita meglio, ma già così com’è stata inserita rappresenta un ottimo incentivo alla rigiocabilità, poiché inserisce due finali differenti per ogni missione, uno a favore di Third Echelon, o uno a favore dell’organizzazione criminale in cui si è infiltrati – il JBA, John Brown’s Army – ma potrà capitare che vi sia anche un solo filmato. Oltre a questo, si può dire che il gameplay sia stato ampliato con l’aggiunta di numerosi gadget e l’aumento delle parti degli scenari interattive, ma niente che possa stravolgere il gameplay, il che, da un lato, è anche un bene. Non si sente parecchio la necessità di una qualche innovazione degna di tale nome, e sicuramente i fan saranno contenti di quello che troveranno. Adatto anche ai neofiti dotati di una buona dose di pazienza. Una nota negativa per la non sviluppata IA dei nemici, migliorata rispetto al passato, ma sempre abbastanza scarsa. La modalità multiplayer è stata arricchita rispetto al passato, e la co-op offline migliorata, con nuove mosse di coppia – che si potranno eseguire anche in singolo quando avrete un compagno di squadra – e tutte le aggiunte del single player. Longevità e sonoro Otto missioni in totale più due extra, co-op offline e multiplayer online con possibilità di esplorare le varie mappe e vari extra. Insomma, ne avrete per un bel po’, senza contare la rigiocabilità sia della co-op sia della story mode in singolo. Il sonoro, tutto sommato, convince: ottimi effetti sonori ambientali, musiche d’effetto, ma doppiaggio che vive di alti e bassi. Non vi è più l’ottima voce di Luca Ward, ma il nuovo doppiatore svolge il suo lavoro in maniera dignitosa, come tutti gli altri personaggi, tranne qualche eccezione – della serie: “Si è sentito di molto peggio”. In conclusione, un ottimo gioco sotto ogni aspetto, e un degno capitolo definitivo della saga, almeno su PS2.
Grafica 8.5 – Sonoro 8 – Gameplay 8 – Longevità 8.5 – Voto Globale 8

Un Sam Fisher profondamente cambiato nell'aspetto

La parola d'ordine è sempre: infiltrazione

Una delle scene iniziali in Islanda

Non facciamoci vedere, lo scontro a fuoco è da evitare.
|
|